Casa Museo Antonio Ligabue (RE)
Un piccolo gioiello
Gualtieri (RE)
Comune di Gualtieri, a 26 km di Reggio Emilia, a 30 km da Parma, a 52 km da Modena
Raggiungibile in auto.
Orari di apertura:
- Mattino dalle 9.30 alle 12.30
- Pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30
Giorno di chiusura: il martedì
Casa Museo Antonio Ligabue
Via Giardino, 27
T: 333-6546098
http://www.museoligabue.it/
Che tu sia appassionato o meno di arte non importa. Cogli l’occasione di vivere un’esperienza davvero poetica ed emozionante visitando la Casa Museo di Antonio Ligabue. Scoprirai il suo talento indiscusso e ascolterai toccanti racconti sulla sua vita a dir poco incredibile.
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Casa Museo Antonio Ligabue (RE)
Comune di Gualtieri, a 26 km di Reggio Emilia, a 30 km da Parma, a 52 km da Modena
Raggiungibile in auto.
Orari di apertura:
- Mattino dalle 9.30 alle 12.30
- Pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30
Giorno di chiusura: il martedì
Casa Museo Antonio Ligabue
Via Giardino, 27
T: 333-6546098
http://www.museoligabue.it/
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Che tu sia appassionato o meno di arte non importa. Cogli l’occasione di vivere un’esperienza davvero poetica ed emozionante visitando la Casa Museo di Antonio Ligabue. Scoprirai il suo talento indiscusso e ascolterai toccanti racconti sulla sua vita a dir poco incredibile.
Intro
LA VISITA
La Casa Museo Antonio Ligabue è stata fondata nel 2014 nel borgo di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, paese di origine del padre adottivo e dove il pittore fu mandato nel 1919, a 19 anni, dopo essere stato espulso dalla Svizzera. Arrivato in paese, fu ospitato proprio in questo edificio, all’epoca un fienile, dalla famiglia di Berto Caleffi.
È proprio il nipote di Berto, il Signor Giuseppe Caleffi, a dirigere il museo e a guidare i visitatori con i suoi racconti sui legami tra la sua famiglia e il pittore e i suoi ricordi di quando era bambino e si imbatteva in Ligabue. Racconti pregni di suggestioni ed emozioni che ti coinvolgeranno, arricchiti magari dall’incontro di qualche anziano del paese che si affaccia al museo e che non manca di narrare qualche aneddoto personale legato al pittore.
Nel corso della visita si ripercorrono le principali tappe della vita e della formazione artistica del pittore, soprannominato in paese “el matt” (“il matto” del paese) tramite alcuni dipinti autentici, documenti, effetti personali, riproduzioni di alcune sue opere, statue in terracotta. È stata inoltre allestita la camera da letto originale che Antonio Ligabue aveva portato a Guastalla insieme all’amata Cesarina, oltre ad alcuni oggetti che le appartenevano e opere a lei dedicate. Troverai inoltre una piccola biblioteca e audiovisivi.
IL TALENTO DI ANTONIO LIGABUE
Se forse in tanti lo conoscono con questo nome e pensano sia originario di Gualtieri, Antonio nasce in Svizzera nel 1899 e verrà registrato col cognome della madre bellunese emigrata, Costa. Un uomo che ha avuto una vita di profonda solitudine, che è stato deriso, incompreso, emarginato ma che nascondeva un grande talento. Di certo quando nel 1919 si presenta a Gualtieri, col suo fare goffo e sgraziato, nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventato uno dei pittori italiani più celebri al mondo.
Ma torniamo in Svizzera. Qui la madre, incapace di crescerlo, lo affida a una famiglia, i Gobel, che pur anziani lo accolgono senza però mai riconoscerlo. Antonio si ritrova alle prese con un padre alcolista, violento e quasi sempre assente. La madre, invece, Elise Hanselmann, lo ama profondamente ma ha poco da offrirgli, tanto che Antonio cresce malnutrito, affetto da rachitismo, carenze vitaminiche e da una malformazione alla scatola cranica. Avendo un carattere scostante, talvolta aggressivo, avrà grosse difficoltà a scuola e verrà inserito in una classe differenziale. È in questo periodo che Antonio si rifugia nel disegno, isolandosi dal resto del mondo. Il suo atteggiamento però lo porterà a essere espulso dalle varie scuole che frequenterà, arrivando a essere internato in un ospedale psichiatrico con un conseguente peggioramento del suo stato di salute e dei suoi rapporti in famiglia.
Malgrado il suo amore, sarà la madre a denunciarlo per aggressione e Antonio verrà espulso dalla Svizzera e condotto a Gualtieri, luogo in cui era nato Bonfiglio Laccabue, il marito della mamma biologica, che dopo la morte di quest’ultima, decide di riconoscerlo, benché non si prenderà mai cura di lui.
Ed eccoci a Gualtieri. Benché la prima impressione che gli abitanti hanno di lui non sia delle migliori, lo accolgono consapevoli delle sofferenze e delle difficoltà legate all’emigrazione dell’epoca. Antonio non parla però italiano, giusto il tedesco gergale del cantone di San Gallo, e il suo carattere scontroso e schivo di certo non lo aiutano a inserirsi nella comunità locale. I ragazzini spesso lo deridono per la sua goffaggine, la sua abitudine di emettere i versi degli animali o seccarsi se qualcuno starnutiva o tossiva. Antonio, insomma, non ha vita facile e forse proprio questo lo spingono ancor più a trovare pace nei suoi disegni, raffigurando tutto ciò che vede intorno a sé. Dipinge anche sui muri, spesso privi di intonaco, e saranno proprio questi suoi schizzi a colpire la moglie di un rinomato artista che vive a Roma, Marino Mazzacurati.
Siamo nel 1928. Mazzacurati viene appositamente a Gualtieri per incontrarlo. Seppur diffidente, Antonio accetta l’offerta dell’artista di trasferirsi nel suo studio a Roma, dove qui imparerà a dipingere a olio così come a fare i suoi primi passi nel campo della scultura.
Antonio inizia pian piano a ottenere consensi, anche nel mondo dell’arte stessa, in particolare da Andrea Mozzali che lo accoglierà spesso a casa sua a Guastalla, vicino Gualtieri. Ciononostante, di ritorno a Gualtieri, Antonio, verrà rinchiuso nell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, ritenuto un pericolo sia per gli altri sia per se stesso: è spesso aggressivo, urla e talvolta sbatte la testa o la fronte e il naso contro sassi. Questo sarà il primo di tre ricoveri. Proprio durante il secondo ricovero inizierà a dipingere autoritratti, che otterranno un certo consenso. Uscito grazie allo stesso Mozzali dopo il terzo ricovero, avvenuto per aver ferito, forse in preda all’alcol, un soldato, inizierà un periodo più sereno della sua vita, in cui, l’anno successivo alle dimissioni, farà la sua prima mostra a Reggio Emilia, vincendo un premio.
Da allora vincerà numerosi altri premi, cominciando anche a guadagnare dalla vendita delle sue opere, potendo così acquistare la sua amata moto Guzzi, per poi averne addirittura 16. Tornerà a Roma per la sua prima personale nella capitale riscuotendo grande successo. Ma i suoi tormenti non hanno fine. Nel 1962, colpito da un’emiparesi, verrà ricoverato a Gualtieri, per lui sarà difficile continuare a dipingere e, tre anni dopo, il 27 maggio nel 1965 morirà.
LA SUA ARTE
Antonio Ligabue è istinto, passione, visione, follia, autenticità. Lo si percepisce nelle sue opere e nella sua poetica. Negli autoritratti, spesso amari, nei ritratti dei suoi adorati animali, sia selvatici sia domestici, nelle scene di vita quotidiana, nei paesaggi agresti dei suoi luoghi del cuore, nelle sue magnifiche sculture. Sono opere di grande impatto visivo, di grande forza comunicativa, che gli consentono di trovare sollievo, di placare le sue ansie e di colmare il senso di solitudine e di vuoto. Esprime con la pittura e la scultura ciò che non riesce a manifestare con le parole.
La sua arte esprime tutto il suo animo selvaggio, il suo difficile rapporto con il mondo esterno, la sua solitudine così come la sua profonda sensibilità e delicatezza. Quando dipingeva gli animali, era solito emettere i loro versi, riprodurne i gesti o le posizioni per poi trasferirli sulla tela. Per le sue sculture andava a cercare l’argilla lungo il Po ed era solito masticarla bagnandola con la saliva per renderla ancor più malleabile. Solo in un secondo momento imparerà a cuocere le sue sculture, evitando che venissero perdute come accadeva con le prime che fece.
Nella sua prima fase pittorica, i soggetti sono semplici, i colori particolarmente diluiti e spenti, gli sfondi sono delineati in modo sommario e i soggetti preferiti sono gli animali, in forma statica o di profilo. Successivamente i colori si fanno più accesi, le pennellate più materiche, l’immagine in primo piano acquisisce sempre più definizione, mentre lo sfondo diventa prevalentemente una serie di macchie di colore. Dalla staticità si passa al movimento, quasi per narrare una storia. Negli anni a seguire i colori sono sempre più vivaci, più violenti, le figure sempre più definite, si percepisce ancor più forza, più espressione, più potenza.
Nessuno avrebbe mai creduto che nascondesse un tale talento. Da folle ed emarginato, diventa uno degli artisti più importanti e significativi del XX secolo. Ma né la fama, né i soldi e neppure il successo gli regalano ciò che cerca veramente, l’amore, un amore autentico e spontaneo.
Info Utili
PARCHEGGIO
Gratuito, nelle strade adiacenti
AREA SOSTA CAMPER
L’area sosta camper di Gualtieri è situata in Piazza Bentivoglio: sosta gratuita ma non sono previsti servizi.
BIGLIETTO
Offerta libera
VISITE GUIDATE
Solo visita guidata – su prenotazione.
Per gruppi di almeno 10/12 persone possibilità di tour del paese sulle tracce di Ligabue (circa 2 ore).
DURATA DELLA VISITA
Circa 1,30-2 ore
ORARI
9.30-12.30 / 15.30-18.30
Chiuso il martedì
ACCESSIBILITÀ
Sì
PET-FRIENDLY
Sì
ALTRE INFO
Noleggio biciclette a 5 €/giorno con piantina del percorso ciclabile
CONTATTI
T: +39 333-6546098
E-mail: info@museoligabue.it
Nei dintorni
Non può mancare a corredo della visita della Casa Museo una visita al borgo di GUALTIERI.












